(ovvero un post un po' melenso, doveroso ed impellente, più che nato rigurgitato dal cuore)
...e così, dopo questi fatti e una provvidenziale, quanto tempestiva offerta, da parte di una società di topolinia ho dato le dimissioni dalla a.c.m.e. e di conseguenza dalla paperopoli spa.
Mi è dispiaciuto. Molto. Mi è dispiaciuto per i colleghi che ho lasciato. In oltre dieci anni da nomade dell'impiego, forse questi sono i migliori che lascio.
Forse i migliori come preparazione, sicuramente i migliori dal punto di vista umano.
Ci siamo fatti venire le lacrime e mal di pancia a forza di ridire e di scherzare, ma nonostante questo e malgrado la paperopoli spa abbiamo anche realizzato progetti complessi e interessanti.
Vi voglio bene. In bocca a lupo a tutti noi.

Avrei potuto intitolarlo “mantra dell'elettore di sinistra che ha votato Veltroni” o più semplicemente “mantra veltroniano”, ma poi sicuramente sarei stato accusato di qualunquismo e allora tanto vale intitolarlo
Che se c'è una cosa che mi fa incazzar
sono quelli che non rispettano le regole
Che se c'è una cosa che mi fa incazzar
sono quelli che fanno le regole e poi non le rispettano
Che se c'è una cosa che mi fa incazzar
sono quelli che non hann un cazz da fare e s'inventano le regole assurde
che poi uno è costretto a non rispettarle
Che se c'è una cosa che mi fa incazzar
sono quelli che non ci puoi dire “Che se c'è una cosa che mi fa incazzar”
che subito s'incazzano
Che se c'è una cosa che mi fa incazzar
sono quelli che si lamentano
Che se c'è una cosa che mi fa incazzar
sono quelli che si lamentano e non fanno nulla
Che se c'è una cosa che mi fa incazzar
sono quelli che si lamentano facendo finta d'incazzarsi
e ti cominciano il discorso con “Che se c'è una cosa che mi fa incazzar”
Che se c'è una cosa che mi fa incazzar
sono quelli che dicono “Che se c'è una cosa che mi fa incazzar”
ma poi non s'incazzano mai.
Ero seduto su una sfigatissima fila di poltroncine ricavate in una rientranza della sala alla sinistra dello schermo. Per vedere il film dovevi stare seduto a ¾ rispetto allo schienale.
Unico vantaggio era sulla parete davanti alle poltroncine era fissato un bellissimo ripiano in granito sul quale avevo appoggiato la videocamera e la borraccia. Una bella borraccia da boy-scout. Che ci volete fare: mi viene sempre una gran sete quando vado al cinema e siedo a ¾ , quindi è normale avessi la borraccia con me.
Ad un certo punto, poco prima dell’inizio della proiezione, l’inserviente di sala mi si para davanti con aria severa. E’ un donnone immenso. Spalle larghissime su un’altezza di oltre tre metri aumentata ulteriormente da un tacco 20. Capelli crespi. Non proferisce parola e con ghigno cagnesco indica le cose poste sul piano di granito. Deduco che non vuole che stiano lì.
Metto la videocamera nel cassetto sotto il ripiano, ma la borraccia la lascio lì.
Ve l’ho già detto che mi viene sempre una gran sete quando vado al cinema e siedo a ¾? Bene, allora capite perché voglio avere la borraccia a portata di mano.
L’energumena però me la prende per portarmela via e questo è troppo. M’incazzo. Con un salto olimpionico l’afferro per i capelli per tirarla giù e riprendermi quanto è mio.
La tipa è tosta però, si curva solo leggermente e con me appeso si trascina fino alla prima fila dove siede il direttore del cinema. Il direttore con aria di sufficienza fa cenno all’inserviente di restituirmi la borraccia e io mollo la presa. La stronza però si mette a giocare come si fa con i bambini: fa cenno di restituirmi l’oggetto e poi all’ultimo momento ritrae la mano che lo regge verso l’alto. Troppo in alto per i mie salti.
Fanculo bastarda: con una falciata rasoterra le spacco il tacco 20 e lei cade malamente.
Mi riprendo la borraccia e me ne vado. Prima però mi fermo al baretto del cinema per bere una spuma. Oh, il cinema mi mette sete, s’è capito?
Questo è ciò che si sogna quando sei in attesa di una lettera d’incarico dall’azienda nella quale fai consulenza. Una lettera d’incarico che ti dovrebbe promuovere di livello e di stipendio.
Questo è ciò che si sogna quando per 2 mesi ti fai il culo per coprire il ruolo vecchio e quello nuovo con lo stesso vecchio stipendio, in attesa della fottuta lettera.
Questo è ciò che si sogna quando alle 19.00 di un giovedì ti telefona il responsabile del reparto e ti dice che le assunzioni per il 2008 e forse tutto il 2009 sono bloccate. (Eh per quale cazzo di motivo mi siete venuti a cercare? Perché tutto il teatrino dei colloqui anche se già mi conoscevate e la contrattazione del trattamento?)
Questo è ciò che si sogna quando durante i due mesi in cui hai ricoperto il ruolo che ti era stato promesso hai appreso che non ci sono soldi per garantire la copertura di tutto il 2009 ad un ulteiore consulente e ti trovi ad essere l’ulteriore consulente.
Questo è quello che sogni quando nel giro di 2 minuti ti trovi a passare da una promozione ad un probabile rischio di occupazione.
L’alternativa è il sogno di tutte le aziende: il triplo del lavoro allo stesso prezzo; ma si sa che i sogni non si avverano mai.
Per coloro che sono capitati qui e hanno avuto la pazienza di leggere fino a questo punto e avessero voglia di lasciare un commento “consolatorio”: non fatelo, non ne ho bisogno.
Non ho bisogno di essere rincuorato. Non sono triste. Sono incazzato; e la cosa che mi fa più incazzare è che come un coglione ho lascito la videocamera nel cassetto del cinema.
Giorni apatici questi.
Stamattina al risveglio ho trovato una svedese bellissima tutta nuda nel soggiorno. Mi ha allungato una tazzina di caffè sussurrandomi melliflua: “buongiorno, ti stavo aspettando.”
L'ho fissata a lungo negli occhi mentre sorseggiavo il caffè: avevo l'impressione di averla già vista, forse in televisione o su qualche giornaletto pornografico o chi sa dove. Cioè, capite quanto sono apatico? Ho un gran pezzo di svedese tutta nuda e disponibile e io la guardo negli occhi!
Mentre andavo al lavoro, guidando senza attenzione, mi è venuto in mente dove avevo visto la svedese: sul catalogo Ikea. Incredibile ma non mi ricordo proprio quando l'ho montata. Un brivido mi è sceso lungo la schiena ricordandone il nome. Se fossi stato meno apatico avrei puntato lo sguardo più in basso e avrei risolto il mistero di quell'articolo femminile davanti a quel nome maschile: la Billy.
Sono proprio a corto di energie. L'apatia mi spinge a sperare in fantastici superpoteri che mi facciano evitare anche i minimi sforzi.
Ieri ad esempio mi è caduto il portafoglio. Sono rimasto un quarto d'ora a fissarlo con la mano protesa in avanti pensando intensamente: “vieni a me, vieni a me, vieni a me”.
Alla fine il superpotere si è manifestato sotto forma di barbone che l'ha raccolto, l'ha svuotato e me l'ha restituito. Non gli ho detto nemmeno grazie, in fin dei conti 10 euro per un superpotere è un buon prezzo.
Comunque, poteri a parte, proprio così non va: ho anche perso la voglia di dire cazzate.
Mi sono accorto che spesso sono molto approssimativo nelle cose che faccio.
Me ne sono reso conto in questi giorni mentre prendevo le misure per comprare il legno necessario a costruire una piccola libreria.
Ogni volta che compro compensato, tavole e affini finisce sempre che mi manca o mi avanza del legno.
Un rapido calcolo ed ho scoperto che un metro è la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in 30,663318988498369762190615215544 periodi della radiazione del cesio-133.
Procurarsi il cesio è stato relativamente semplice, mettere sotto vuoto il salotto un po’ meno, ma alla fine ce l’ho fatta. Trattenendo il respiro ho acceso la luce, ho contato le oscillazioni e ho scoperto che la parete misura esattamente 95,056288864344946262790907168185 oscillazioni di cesio di larghezza per 81,257795319520679869805130321181 oscillazioni di cesio di altezza.
Mi chiedo se ho fatto bene o se sono stato troppo approssimativo e se, e come, questa mia mancanza di precisione, influisce sull'entropia cosmica. Credo che chiederò un parere al noto professor Hoffmann.
pensieri, parole, racconti sconnessi e scoordinati