Quello che segue è una storia raccontata attraverso il dialogo di due personaggi.
Inizialmente volevo riportare solo il dialogo, ma mentre lo scrivevo vedevo tutta la scena e allora ho aggiunto poche descrizioni, quasi degli appunti per farci un giorno un cortometraggio.
Spero piaccia a qualcun'altro oltre me.
Boris
Oh, se qualcuno ci fa un cortometraggio prima di me c'ha la mamma Carfagna.
Le porte si aprono e l'anziano signore entra.
- Buongiorno signore. Sale o scende?
- Salgo grazie. Certo che non si capisce, questi cosi..., questi cosi meccanici..., o santo cielo non mi viene il nome, questo coso che ci porta su...
- Ascensore, signore?
- Sì, ascensore, ascensore! Sempre più veloci, ti s'aggroviglia tutto mentre sali, ma poi non arrivano mai. Quando ero piccolo nonna Adelina andò ad abitare in un palazzo con un... con un coso per portarti su. Con le porte di legno che le potevi chiudere. Cioè le chiudevi tu, non come queste che si chiudono da sole. Io ero piccolo e non avrei potuto prenderlo da solo, ma bé, sì, ero abbastanza alto per arrivare a pigiare il bottone. Abitava al 4, nonna Adelina e io lo prendevo da solo. E come mi piaceva. Era bello. Andava pianino, ma mi sembrava che si arrivava subito. E quando si arrivava sobbalzava tutto.
Ma mi scusi, dove sono? e lei chi è?
- Lei è in ascensore e io sono il lifter, signore.
- Santo cielo che parole difficili, tutti a parlare straniero voialtri, ma un nome ce l'ha?
- Mi chiamo Al, signore.
- Al? Al, certo certo, come quello là della televisione. Grande voce, ma poi, anche lui a lasciare quella povera ragazza dopo quello che era successo. E lei tanto bella. A Cecilia piaceva quella canzonetta sciocca del papero. La metteva di continuo nel mangiadischi. E ballava, ballava per ore. Tutta sua madre. Io e l'Armida ci siamo conosciuti a ballare, sa? La vidi ballare e m'innamorai... La mia Armida sono 3 anni che non c'è più.
- Me ne rattristo, signore.
- Oh, mi scusi, ci conosciamo? Sa dirmi che ci faccio qui? Lei chi è?
- Stiamo salendo signore e io sono Al
Al? Cos'è un diminutivo?
L'anziano intanto fruga nelle tasche e con aria furbetta estrae un cioccolatino. Lo scarta, se lo caccia in bocca e gettando la carta a terra dice strizzando un occhio ad Al:
- Sa, non dovrei, il dottore dice che c'ho il diabete, ma io, tanto sto bene, anzi con la cioccolata sto meglio! Ne vuole uno Alessandro? Sa, anche mio genero si chiama Alessandro.
L'anziano si volta verso l'angolo dell'ascensore dando le spalle ad Al.
- Signore. Signore, mi scusi cosa sta facendo?
- Eh?
- Sta urinando signore!
- Io? No. No.
- In ascensore!
- Oh, insomma lo fanno tutti!
L'ascensore si ferma e le porte si aprono inondando l'ascensore di luce.
- Dove siamo?
- Al suo piano signore; più precisamente tra l'ottantesimo e l'ottantunesimo. In fin dei conti è abbastanza fortunato: in molti hanno il proprio piano molto più in basso. I più fortunati invece non hanno affatto un proprio piano.
- Io, io voglio tornare a casa, l'Armida se non mi vede starà in pensiero. Io, io... cosa faccio qui? Dove sono?
- Casa sua è da questa parte signore. Non potrei, ma se permette l'accompagno.
Tenendolo per un braccio, Al guida il vecchietto in uno spazio dalla luce diffusa, bianca, abbagliante.
- Grazie, grazie giovanotto, sono un povero vecchio solo. Forse mi sono perso.
- Non si preoccupi starò sempre con lei signore
- Sei un bravo ragazzo, come ti chiami?
- Mi chiamo Al, signore.
- E di nome?
- Al è il mio nome, signore. Di cognome faccio Zaimer
- Dove stiamo andando Alessandro, voglio tornare a casa.
- Il concetto di casa signore, è un concetto relativo; astratto. Per il resto dei suoi giorni lei vivrà nel mio, anzi nel nostro, spazio. Uno spazio dentro lo spazio. Ne condivide le superfici ed i contorni, ma non vi appartiene perché nel nostro spazio il tempo è un tempo dentro il tempo. A volte sincrono a volte asincrono. Sempre indietro. Un tempo che si allontana o che rincorre il tempo dei calendari e degli orologi.
- Basta! Che gusto ci prova! Sono solo un povero vecchio! Che gusto ci prova a confondermi le idee!
- Nessun gusto, signore. E' solo il mio dovere, sono qui per questo.
|
Scheda Tecnica
|
|
|
Titolo
|
Legalize It!
|
|
Regia & Montaggio
|
Threshold Brothers (Luca, Sergio, Giovanni detto Iso)
|
|
Soggetto & Sceneggiatura
|
Boris
|
|
Attori
|
Sergio (acquirente), Iso (spacciatore)
|
|
Riprese
|
Boris
|
| Musica | Miscela di brani di musica industriale di gruppi che forse solo Sergio ascolta |
Qualche anno fa, io e alcuni amici abbiamo realizzato dei cortometraggi.
In piena crisi creativa ci demmo l'orribile nome di Threshold Brothers. Nel tempo la "formazione" é cambiata ma il nome é rimasto.
Per una serie di vicessitudini, con le quali non vi annoio, é stato per lungo tempo impossibile mettere questi corti sul web.
Ultimamente però, grazie ad Andrea, amico e collega della Paperopoli SpA sono riuscito a riportarli in formato digitale e mo' ve li posterò un po' alla volta.
|
Scheda Tecnica
|
|
|
Titolo
|
Byte Generation
|
|
Regia & Montaggio
|
Threshold Brothers (Luca, Sergio, Boris)
|
|
Soggetto & Sceneggiatura
|
Boris
|
|
Attore
|
Sergio
|
|
Riprese
|
Luca
|
Esiste anche un “Byte Generation S.E.”, dove S.E. sta per “Short Edition”ed é la versione ritagliata ad 1 minuto con la quale vincemmo l'edizione 1998 di Videominuto.
Non la pòsto per non essere ripetitivo, ma chi la volesse vedere la può trovare qui.
pensieri, parole, racconti sconnessi e scoordinati