L'aria era tesa, era quella dei momenti topici in cui scopri se giorni e giorni di appostamenti, pedinamenti avrebbero dato i loro frutti o si sarebbero inesorabilmente rivelati tempo perso.
Da qualche parte nell'edificio una pendola rompeva il silenzio, altrimenti assoluto, con ritmo indolente e svogliato: un metronomo stanco che rallenta di un po' colpo dopo colpo, battito dopo battito.
L'agente fissava la signora Rossi intenta a leggere i propri diritti e intanto si rigirava tra le mani l'oggetto contenuto nell'interno della tasca della giacca. Era un oggetto di metallo dalla forma cilindrica allungata. Gli era stato consegnato all'inizio della missione da Marta: assistente tecnico, segretaria nonché amante dell'agente Bianchi.
Si ricordava ancora le esatte parole che Marta aveva pronunciato nel consegnarglielo:
“E' un congegno molto sofisticato. Premendo questo pulsante da questa estremità esce una piccola punta. La punta contiene al suo interno una minuscola sfera che si trova a contatto con la sostanza colorante della cartuccia interna. Appena ne hai l'occasione, non esitare ad usarla.”.
La signora Rossi alzò lo sguardo dal modulo e fissò l'agente. Quell'uomo piacente ben rasato e ben vestito le ispirava, in modo del tutto irragionevole e sbagliato, fiducia: “Accetto” disse.
Bianchi fulmineo estrasse la biro di Marta dalla tasca e porgendola alla signora fece scattare fuori la punta con destrezza.
La signora Rossi firmò la sua condanna a tasso variabile: euribor + 2.3% di spread.

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