Il corpo giaceva sotto la scarpata della strada dalle 7:00 di quel sabato mattina. Con l'uccello fuori dalla patta e la schiena spezzata attendeva di essere ritrovato alle 7:40 da Giovanni Pregadio, detto zio merda per l'abitudine di raccattare qualsiasi cosa gettata anche solo vagamente riutilizzabile.
Il fatto che si inizi con un cadavere non fa di questa racconto un giallo o un noir ed infatti diciamo subito che l'assassino è Matteo Alemanni: 36 anni; incensurato; precario; sposato e con due figlie: Futura (8 anni) e Asia (6), sintomo (la scelta dei nomi) della voglia di nuovo, di diverso.
Aggiungiamo anche, tanto per togliere ogni voglia di suspance, che nessuno fu mai accusato d'alcunché.
Come la polizia poté rilevare dai documenti rinvenuti nel portafoglio della vittima, il corpo apparteneva a Marco Genovesi: 53 anni; incensurato; operaio tessile in cassa integrazione; sposato con tre figli: Dimitri (25 anni), Natasha (23) e Silvio (15) a dimostrazione del passato e dell'attuale orientamento politico.
I giornali riportarono che Marco Genovesi era una “persona mite”: non aveva infatti un reddito sufficientemente elevato per meritarsi il “persona rispettabile” della stampa. Ad ogni modo, anche se lo avesse avuto (il reddito elevato), la memoria del Genovesi non avrebbe mai potuto aspirare a tanto rispetto mediatico: rimaneva infatti quel particolare scabroso della fava al vento: particolare imperdonabile in un emerito sconosciuto.
Al di là delle frasi fatte dei giornalisti, il Genovesi era un grande guerriero.
Aveva abbattuto centinaia di nemici spietati durante l'inaugurazione del centro commerciale per accaparrarsi una Play Station sotto costo per il piccolo Silvio.
Aveva incrociato le spade con orde di pensionati incarogniti durante le code agli sportelli.
Aveva combattuto contro l'amministrazione pubblica in più di un occasione per cercare di ottenere rimborsi ed esenzioni.
Aveva sopportato le ingiurie dei condomini per il colore della tenda parasole dal colore non omologato.
Soprattutto s'era fatto un culo tanto per mantenere tutta la famiglia.
L'Alemanni non era sicuramente da meno: di giorno lavorava sottopagato come operatore in un call center e di notte lavorava a nero come facchino presso un grosso spedizioniere.
Il Genovesi e l'Alemanni non si conoscevano e non si erano mai incrociati prima di quel sabato.
Il Genovesi come tutte i giorni da quando era in cassa integrazione, era uscito a fare una pedalata. Bici Legnano da passeggio del 1986 in buono stato; fruit bianca; jeans corti verdi; sandali marroni: insomma, niente a che vedere con un ciclo-amatore. Nessuna passione per il ciclismo; solo pura e semplice valvola di sfogo. Un modo per passare un po' di tempo senza pensare ai conti e a tutto il resto.
Giunto al chilometro 23 della provinciale era sceso di sella, aveva appoggiato la bici ad un pino, e fatti pochi passi più avanti si era infine fermato sul ciglio della strada. La carreggiata alle spalle. Lo sguardo perso sui campi circostanti.
L'Alemanni, rincasava da un lungo turno di facchinaggio, mancavano pochi minuti alle 7:00. Al chilometro 23, il sonno maligno e irrefrenabile si abbatté sull'Alemanni. L'auto, fuori controllo, falciò il Genovesi che stava pisciando.
L'Alemanni riuscì a riprendere il controllo del veicolo, ma non c'è dato sapere perché non si fermò, né se sarebbe servito a qualcosa.
Questa la realtà dei fatti. Non molto distante dalla ricostruzione della polizia: le strisciate nere sull'asfalto non lasciavano dubbi. Molto lontana invece dalle allusioni dei primi articoli del giornale locale: il cazzo all'aria su una strada battuta giorno e notte da puttane e travestiti era un facile appiglio per pestare nel torbido.
La polizia archiviò il caso dopo poche settimane e blande ricerche.
La stampa se ne occupò giusto giusto per un paio di giorni e solo in virtù di quel pisello al vento.
La Legnano del Genovesi non fu mai ritrovata: zio merda aveva pensato bene di portarsela a casa prima di avvisare la polizia.
Come preannunciato non si tratta né di giallo né di noir. Date voi un colore a questo racconto se vi va. Secondo me, il fatto che questo caso possa verosimilmente definirsi “ordinario” la dice lunga e se proprio gli si deve dare un'etichetta, un colore, un profumo, non si può non tener conto del soprannome del Pregadio.
Boris
NB: Riferimenti a fatti e/o persone sono del tutto casuali
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Scheda Tecnica
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Titolo
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Legalize It!
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Regia & Montaggio
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Threshold Brothers (Luca, Sergio, Giovanni detto Iso)
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Soggetto & Sceneggiatura
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Boris
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Attori
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Sergio (acquirente), Iso (spacciatore)
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Riprese
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Boris
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| Musica | Miscela di brani di musica industriale di gruppi che forse solo Sergio ascolta |
Oggi è l'ultimo giorno di materna del mio piccolo Leonardo. Stamattina era emozionato e si è voluto mettere il gel nei capelli per essere più bello in questo giorno speciale.
La cara Annie67 mi ha conferito il premio Arte y Pico Award con la seguente motivazione:
NOOOO! Porcazozz mi sono dimenticato!
Qualche anno fa, io e alcuni amici abbiamo realizzato dei cortometraggi.
In piena crisi creativa ci demmo l'orribile nome di Threshold Brothers. Nel tempo la "formazione" é cambiata ma il nome é rimasto.
Per una serie di vicessitudini, con le quali non vi annoio, é stato per lungo tempo impossibile mettere questi corti sul web.
Ultimamente però, grazie ad Andrea, amico e collega della Paperopoli SpA sono riuscito a riportarli in formato digitale e mo' ve li posterò un po' alla volta.
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Scheda Tecnica
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Titolo
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Byte Generation
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Regia & Montaggio
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Threshold Brothers (Luca, Sergio, Boris)
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Soggetto & Sceneggiatura
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Boris
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Attore
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Sergio
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Riprese
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Luca
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Esiste anche un “Byte Generation S.E.”, dove S.E. sta per “Short Edition”ed é la versione ritagliata ad 1 minuto con la quale vincemmo l'edizione 1998 di Videominuto.
Non la pòsto per non essere ripetitivo, ma chi la volesse vedere la può trovare qui.
Il primo libro di cui voglio parlarvi è un classico di casa:
Il secondo libro di cui vi voglio parlare, altro ever green di casa, è:


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pensieri, parole, racconti sconnessi e scoordinati